INTERVISTA CON GIULIANO CIAO SUL MIO APPRENDISTATO CON FLAVIO GIURATO (3/4)

Aggiornato il: nov 14

DURANTE E PER LA STESURA DELLA SUA MONOGRAFIA "FLAVIO GIURATO. LE GOCCE DI SUDORE PIÙ DURO", GIULIANO CIAO MI HA INTERVISTATO IN MERITO ALLA MIA COLLABORAZIONE, AL MIO APPRENDISTATO, CON FLAVIO. FU UN'INTERVISTA LUNGHISSIMA E GIUSTAMENTE GRAN PARTE DI ESSA NON SI TROVA NEL LIBRO USCITO CON LA CRAC EDIZIONI. NE PUBBLICO ALCUNE PARTI, IN AMORE E IN GRATITUDINE DEL MIO MAESTRO.


È stato il primo disco prodotto dalla Entry, cioè la casa discografica di Flavio. Mi racconti come è nata e perché? Immagino che lo scopo sia quello di avere un totale controllo sul lavoro...


La Entry nasce tanto tempo fa, negli anni ottanta, di preciso non so. Flavio ne è il fondatore e l'ombelico attrattore. Nella vita più ideale che concreta dei suoi primi vent'anni, la Entry ha visto, oltre a Flavio, la partecipazione di altre persone. Ma non mi sono mai voluto davvero informare della storia della Entry, ho preferito farla restare nella fantasmagoria delle leggende, quindi non saprei dirti più accuratamente di così, anche perché voglio evitare di omettere o addirittura di sbagliare informazioni. Di certo so che io e Ivan ne abbiamo cominciato a far parte dalla metà degli anni novanta. Quando Ivan è partito per l'Inghilterra, intorno al 2007 alla Entry siamo rimasti in due, Flavio e io. Con l'ultimo disco, fortunatamente e miracolosamente, l'azienda (è come chiamiamo in sede la Entry) ha cominciato a beneficiare dei talenti e degli impegni dei musicisti che hanno suonato in studio e che seguono Flavio in tour.

La Entry assolve un semplicissimo compito: totale autocontrollo del lavoro artistico, nel tentativo sempre riuscito di mantenerlo impermeabile ad ogni logica discografica, ad ogni moda, ad ogni gentile, generosa e subdola richiesta del mercato. La Entry garantisce a Flavio una libertà assoluta ed aliena da tutto ciò che non sia Arte. La Entry infatti, pur avendo un quarto di piede nel mercato musicale alternativo, tiene il mercato totalmente fuori dai suoi piedi. Per molti è difficile capirlo, del resto Flavio è difficile da capire. Flavio è baciato, come direbbe la cultura islamica, dagli angeli. La Entry preserva i suoi angeli da ogni fastidio, da ogni gamba tesa.

La Entry ha due rami "aziendali": la Entry Edizioni Musicali (ovvero l'etichetta discografica vera e propria) e la Entry Videoproduzioni Digitali (che si occupa di audiovisivo e, al momento, principalmente della messa in produzione dei videoclip di Flavio, ma non solo). Da "Il manuale del cantautore" sono usciti quattro videoclip che vedono la regia di Flavio stesso e il montaggio di Ivan Cipriani. Da "La scomparsa di Majorana" sono usciti tre video, due diretti da Flavio e montati da Bruno Cipriani, il fratello di Ivan, ed uno diretto ed animato da Arash Irandoust, talentuoso videoartista iraniano. Proprio ultimamente ne ho girato uno mio e arriviamo perciò a quattro. Da "Le promesse del mondo" sono usciti finora due video, uno diretto da Bruno Cipriani ed uno da me, con la fotografia di Premananda Franceschini. Ma in produzione abbiamo già altri tre video: "I lupi" l'ho girato a Catania, grazie nuovamente alla collaborazione degli artisti del Teatro Coppola, ed è in una delicata fase di montaggio che spero termini per fine maggio; "Agua mineral" lo sto lentamente girando a Roma, con Emanuele Poki debuttante alla fotografia e Mary Jo (Maria Bianca), la prima figlia di Flavio e Caterina, come protagonista; "Soundcheck", tempo permettendo, ho iniziato già a montarlo e conto di farlo uscire in autunno.

Tuttavia, Giuliano, è importante dire, anzi indispensabile, e lo sottolineo con i vomeri di cento aratri, che la Entry è gioco, è stare bene, è ridere, è stare fra amici. Si perdesse questa dimensione ludica la Entry non sarebbe più la Entry ed io non ne sarei di certo il Direttorino.


Sempre la Entry si occupa de “le promesse del mondo”. Il tuo ruolo cambia ancora, stavolta ti occupi

anche della produzione. È la tua prima volta in sala immagino. Mi parleresti di questo ruolo? In cosa

consiste nello specifico? Era la tua prima esperienza da produttore? Come è andata?


Che sia stata la mia prima volta in sala è inesatto. È stata la mia prima volta in sala come produttore artistico, questo sì. Ho seguito il lavoro dall'inizio alla fine, in ogni dettaglio, in ogni conseguenza. Un onore che probabilmente riuscirò a quantificare e qualificare correttamente fra qualche anno, quando, in eventuali smanie da resoconti, definirò questa esperienza un break point della mia ricerca artistica. Non mi va di dire i come, i quando e i dettagliati cosa di quel che è stato fatto. Ti dirò le cose che mi rendono più orgoglioso di aver partecipato a questo lavoro e te le dico ricordandoti che ogni cosa nasce soltanto perché con Flavio e in Flavio: aver avuto la sensazione che si stesse componendo un concept album, aver immaginato a fianco dei testi alcuni suoni di voce, di strumento e di tempo, aver registrato il disco da Mattia Candeloro, un mio grande amico con cui collaboro discontinuamente da quando ho diciotto anni, che oltre a fare da fonico, ha dato un notevole apporto musicale con le sue chitarre elettriche, aver affidato ad Emanuele Poki e ad Alessandra Rigano la presa in cura dell'artwork, aver stampato duemila copie, aver pensato che "Le promesse del mondo" è miglior titolo di "Digos", aver insistito a cercare il graffio mancante per "In mezzo al cammino", aver "sentito" i cori prima di registrarli, aver dato spirito di grinta alla lavorazione quando si ingessava in canali stanchi e pigri, aver inciso le seconde voci, ma soprattutto aver accompagnato Flavio in questo danubico viaggio durato due anni, dall'acquisto del biglietto fino al trasbordo finale.


Una volta ho assistito al modo in cui tu, Flavio e i ragazzi facevate le prove dei pezzi che poi sarebbero entrati nel disco. Tu, in un modo quasi fisico, cioè interpretando con il corpo l’andamento delle canzoni, sembravi controllare il ritmo generale dei pezzi, il loro svolgimento, come a verificare che le canzoni non avessero un abbassamento di tono. Mi parli di questo processo? Puoi fare qualche esempio circa delle canzoni?


Mi chiedi qualcosa di molto personale su cui non ho mai ragionato. Credo che molto dipenda da due fattori. Sono stato fino a qualche anno fa un atleta, un pugile, e questo penso mi faccia vivere ogni cosa in maniera molto fisica. E poi sono al fianco di Flavio da tanti anni e anche lui è stato un atleta, anche lui vive la musica con tutte le infiorescenze nervose del corpo. Devo averlo preso anche da lui, immagino.

Per quel che riguarda il "sembrar controllare il ritmo generale dei pezzi, il loro svolgimento, come a verificare" ti posso dire soltanto che io e Flavio, in stanza, siamo come un corpo solo: corrispondiamo, sentiamo la canzone come presi, penso, da una simile epilessia di furie. Questo perché io ci son cresciuto con Flavio e, come quando si cresce con un padre, dal padre si prende anche il modo di ridere, il modo di camminare.


A maggior ragione per questo disco sei stato presente in ogni fase. Mi dici qualcosa sul modo in cui sono nati i brani, le reazioni di quando li hai ascoltati, il lavoro che c’è stato nel modificarli, eccetera? Sarebbe interessante se, anche qua, facessi riferimento a delle canzoni...


A proposito di "Digos" mi ricordo una telefonata del Mister per dirmi che sentiva d'aver scritto per la prima volta una canzone che anche i grandi (De André, Tenco e qualcun altro che non ricordo) avrebbero voluto aver avuto nel loro canzoniere. E' stata per me la prima volta sentirlo così soddisfatto di una sua cosa. "Digos" nasce da un paio di episodi: il primo è accaduto a Lecce, quando uno degli organizzatori del concerto di Flavio, accompagnandolo al locale, gli disse "ora ti faccio vedere la Digos" e per Flavio suonò strano che di un suo concerto s'interessasse un'istituzione simile; il secondo è accaduto a Piazza Esedra, ora Piazza della Repubblica, a Roma, la piazza da dove partono tradizionalmente tutte e manifestazioni della sinistra capitolina. Flavio a quei tempi aveva una macchina molto elegante e insolita, leggibile anche come macchina di servizio. La parcheggiammo in un parcheggio insolitamente vuoto e ci mettemmo in piedi, in attesa, ad osservare lo svolgimento della manifestazione, da lontano. Ad un certo punto pensammo che eravamo molto fraintendibili: sembravamo una coppia di digosotti ben assortita. L'anziano vicino alla pensione con il pischello da istruire. Uno alto, magro ed elegante, l'altro robusto e più di strada. Eravamo perfetti. Lo pensammo e cominciammo a scherzarci su. Iniziammo allora e continuiamo a farlo tutt'oggi. Poi, in un delirio tipico Entry, facemmo entrare l'invenzione nella realtà circostante: un pullmann aveva accostato vicino a noi, chiudendo l'uscita del parcheggio dove c'era solo la macchina del Mister parcheggiata. Io e Flavio ci guardammo, ci intendemmo immediatamente ed andammo dal povero autista allo scopo di farlo cacare sotto. Lo guardammo e gli dissi "Così ci chiudi". Lui ci guardò, guardò la macchina, guardò la manifestazione e scusandosi kafkianamente, accese il motore e se ne andò di corsa. È un episodio che ancora ci piace ricordare e per anni ci siamo scritti sms in stile digos.


"I lupi" era nata sotto una diversa stella, era parte di una canzone a due anime dedicata ad uno dei grandi amori di Flavio, l' A.S. Roma. La sua anima mitico-fondativa, ancora presente nella canzone, ha prima vissuto una separazione dalla parte sportivo-eroica (che ora non c'è più) e poi ha celebrato matrimonio con il nuovo materiale texano-messicano che Flavio ha scritto di proposito (la parte dei migranti messicani che cercano di entrare negli Stati Uniti dalla sua frontiera meridionale, dal muro di Trump) permettendo alla canzone di mettere il proprio piedino sul filo rosso dell'album, di trovare stanza nel centro narrativo principale dell'opera, l'ombelico attrattore dell'intero lavoro: la migrazione.


La prima volta che ho ascoltato "Agua Mineral", la mia canzone preferita del disco, avrò avuto quattordici o quindici anni e già esisteva da tempo. Flavio dice che il primo pezzettino della canzone lo compose a cinque anni, in Argentina, di fronte all'etichetta dell'acqua minerale Villavicencio. È per questa ragione che vorrebbe presentare la canzone al guinness dei primati per il record di "brano con la durata di composizione più lunga di sempre". L'ultima parte che è stata scritta è la parte finale in italiano, in origine assente. Anche qui, come spesso, un grande dono della fase di discesa.


"Ponte Salario" nasce in Flavio sotto due spinte: il discorso d'insediamento alla presidenza della Repubblica di Mattarella nel quale ricorda il sacrificio eroico di Ugo Forno e, durante una passeggiata con il suo cane, l'incontro con una rudimentale targa messa da un anonimo cittadino, ricordante il sacrificio partigiano del giovanissimo Ugo, nei pressi di Ponte Salario. La coincidenza di questi due episodi e la potenza affascinante della vicenda di quell'ultimo scontro armato a Roma durante l'occupazione nazifascista, furono le scintille d'innesco della canzone. Flavio tiene talmente tanto al pezzo che vorrebbe avesse una vita, oltre che musicale, anche pedagogica, perché vorrebbe che i ragazzi conoscessero la storia di Ughetto. "In mezzo al cammino" è il pezzo su cui più si è lavorato, è il pezzo con la fase di discesa più difficile ed impegnativa: il brano è passato attraverso molte metamorfosi, privandosi di una sua iniziale anima femminile a vantaggio di un graffio più barbaro. Il perimetro della canzone è lo scenario caritatevole della mano tesa, dell'accudimento, dell'accoglienza: uno dei punti di vista sulla migrazione.


"Snuff song" apre la porta al futuro di Flavio e della Entry, ai suoi prossimi dischi in inglese ed è una ballata su un matrimonio ambientato durante il genocidio di Srebrenica, quando ottomila musulmani bosniaci furono massacrati da truppe paramilitari serbe, nella prima metà degli anni novanta del Novecento.


La title track Flavio ha cominciato a scriverla durante la fase finale de "La scomparsa di Majorana". Ricordo che la cantavamo insieme già allora. Poi quando si è andati a registrarla ci è venuto naturale registrarla come l'avevamo sempre cantata. È la canzone chiave, insieme a "Soundcheck",dell'album: è pietra fondante e al contempo angolare del suo concept.


In "Soundcheck", il brano d'apertura dell'album, Flavio caccia fuori, cosa per lui unica, una (pur sempre elegante) rabbia contro lo stato delle cose, una ribellione allo schifo vigente, un senso di nausea e di denuncia nei confronti dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.


Quello che più mi affascina del disco è il suo essere concept, il suo essere prisma interpretativo di un unico tema.


Dimmi tutto ciò che ricordi circa le fasi di registrazione dei pezzi. Come sono andate? Come è stato

lavorare con due musicisti che, come te, erano alle prima armi? Sensazioni, ricordi, abitudini, aneddoti, momenti di sconforto, tutto è ben accetto...


L'ossatura del disco è stata registrata in presa diretta. Mattia ha fatto un grande lavoro, come del resto i due giovanissimi musicisti che hanno accompagnato dall'inizio della registrazione Flavio. Federico Zanetti al basso, Daniele Ciucci Giuliani allo djembe. Più tardi sono state registrate le chitarre elettriche di Mattia, una piccola parte di organo, la batteria di Daniele. Successivamente sono state apportate alcune piccole modifiche a parti di basso o di chitarra acustica che si ritenevano migliorabili. Ma l'osso del suono del disco è stato registrato in presa diretta. Per ogni canzone, al massimo, due take. Le voci di Flavio, per le quali, a detta mia e dello stesso Flavio, Mattia ha fatto un lavoro impagabile, sono state sovraincise ad ossatura stabilita, mantenendo il più delle volte o come guida o come seconda voce o come sfondo di voce, la voce di Flavio registrata durante la stesura dei brani in presa diretta. A questo punto è stato il turno delle chitarre elettriche di Mattia e poi dei cori, divisi in maschili (Federico e Daniele) e femminili (le donne di casa Giurato: Maria Bianca, Charlene e Caterina). Infine le mie seconde voci. Il missaggio è stato fatto da Mattia con Flavio e me sempre presenti. At last but not least la masterizzazione è stata fatta al Reference Studio da Fabrizio De Carolis, dove la Entry ha inviato il personale più qualificato a seguire la delicata operazione, ovvero Mattia e Flavio.

Federico e Daniele hanno dalla loro parte, oltre il talento, l'incoscienza della giovinezza, un ingrediente fondamentale per tentare di salire sul cavallo indomabile che è Flavio. Accompagnano Flavio dal vivo da circa tre anni e sono i compagni ideali di questa sua nuova parte di carriera. Mattia è un professionista, i suoi banchi mixer registrano e missano buona parte dell'underground romano da una ventina d'anni a questa parte. E come musicista non si discute. Sapevo di poter contare su di lui.


Che rapporto ha Flavio con i ragazzi, i giovani musicisti che hanno inciso il disco e lo accompagnano in tour? Loro sono uno dei motivi per cui Flavio ha deciso di fare così velocemente un altro disco?


Il rapporto che ha con loro è che fa stecca para. Sono compagni di viaggio, non sono collaboratori. I ragazzi, incluso Mattia che anagraficamente non lo è più, sono parte del gruppo, non sono turnisti. Le decisioni della band sui concerti e su quant'altro vengono prese oramai da tutti. Flavio non è padre, ma fratello. Alla Entry non esistono gerarchie, ma solo dinamiche genuinamente egualitarie. "Marcia nuziale" è stata nuovamente arrangiata dai ragazzi: Flavio ha dato in cura un suo storico pezzo al talento dei ragazzi, fidandosi ciecamente di loro. Del resto, alla Entry, facciamo sempre così: se si decide di collaborare con altri artisti, lo si fa perché li si stima e perciò gli si offre carta bianca. Non esistono commissioni, ma mutue e reciproche adesioni. Penso ad Emanuele Poki e ad Alessandra Rigano, i due artisti che si sono occupati della copertina de "Le promesse del mondo", ad Arash Irandoust, il regista del video di "Sidi Bel Abbès", o a Bruno Cipriani, il regista del video de "Le promesse del mondo": hanno fatto come meglio volevano esprimersi, senza alcuna nostra intromissione. Facciamo selezione all'ingresso, ma quando ci piace un artista, la fiducia è l'unica regola a cui ci affidiamo. E, facendo così, restiamo sempre più che soddisfatti di quel che si avvera. Nel caso dei musicisti che accompagnano Flavio dal vivo, il discorso è un po' diverso: loro sono compagni, non sono collaboratori, fanno parte della famiglia.


Loro sono uno dei motivi per cui Flavio ha deciso di fare così velocemente un altro disco?


Non credo che Daniele e Federico siano stati uno dei motivi per cui Flavio abbia deciso di fare così velocemente il disco, ma credo che senza di loro il disco non sarebbe stato registrato in tempi così rapidi. Sicuramente non avrebbe avuto il suono che ha. La Entry non poteva aspettarsi dono più grande.

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