M'HA DETTO RACHELE (un estratto)

Aggiornamento: 7 apr 2021


a R.N.


XX

M’ha detto Rachele

che una sera di tanti anni fa

ma di così tanti anni fa, talmente tanti

che stiamo parlando dell’inizio della storia con il suo uomo

dieci anni fa, minuto più, minuto meno

così m’ha detto Rachele

una sera di tanti anni fa, lei, con il suo uomo

andò ad una festa privata o ad un rave

ma più una festa privata che un rave

in un posto assurdo, m’ha detto Rachele

un posto con una diga, con una diga e un bosco.

Lì trovarono lo sbiruglio di qualche tiro

e ballarono a lungo, all’aperto, sotto le stelle

d’un agosto di dieci anni fa, minuto più, minuto meno.


M’ha detto Rachele che

un po’ la casualità tipica d’una festa

che poi è simile e vale allo stesso modo di quella d’un rave

un po’ la bamba, un po’ i superalcolici, un po’ l’agosto

un po’ il ballare, un po’ il salutare, un po’ il chiacchierare

ad un certo punto

in quella baraonda di po’

Rachele m’ha detto

Rachele perse di vista il suo uomo

ma non se ne curò poi tanto:

c’era da ballare e in corpo la vodka e la bamba

c’era l’incontrare e c’era l’agosto, c’era la diga e c’erano le stelle.


M’ha detto Rachele

che nella selva di facce incontrate, facce riconosciute

facce salutate, facce evitate, ad un certo punto

m’ha detto Rachele

una faccia piaciuta, la faccia d’un ragazzo che ballava

la faccia d’un ragazzo dipinta in centro al quadro puntinato

di quella serata d’agosto fatta di ballo e festa ai piedi d’una diga

dell’entroterra fichidindico di dieci anni fa

minuto più, minuto meno.


Hanno cominciato a ballare insieme

m’ha detto Rachele

e il suo uomo boh

la bamba

la vodka

la musica

allora lei, Rachele, prese quella faccia piaciuta

la prese per mano e se la trascinò nel bosco

e lì nel bosco si sentì presa come un coniglio

gettato fra i tronchi dalle fauci d’una tigre.


M’ha detto Rachele

Rachele come avesse dieci anni in meno

m’ha detto Rachele

con un sorriso stroboscopico

che poggiata la schiena al tronco

che con le mani a prendere i rami

che con le mani ad appendersi ai rami

che con la faccia al tronco

che fra due alberi a gambe divaricate

che nel pieno vortice del buio denso

scavato fra gli alberi di quel bosco

loro si persero, si presero e si persero

senza mai trovare un definitivo stare

ma muovendo come un esercito in rotta

tutta la loro voglia di fottersi, di amarsi.

M’ha detto Rachele

m’ha detto che nel bosco c’era un buio nerissimo

un buio di bosco, denso come spesso

quasi tenebra, un’aria di miele petrolio

e che quel nero formava come un confine

quel buio di quel bosco e il bosco stesso

erano, infatti, una vera e propria enclave nella festa

rispetto alla musica, al ballare, alle luci, alla diga.


M’ha detto, Rachele m’ha detto

che si stavano ancora infuriando immersi

in tutto quel buio e quel legno

quando la festa finì, quando il suo uomo, non trovandola

cominciò nei luoghi abbandonati dalla festa

fino al limite del buio e del bosco

a chiamarla a gola spalancata.

"Rachele! Rachele!" così, il suo uomo

che la cercava, disperato di non trovarla.


M’ha detto RacheleRachele pignatta d’ori e damaschi

che finirono senza fretta di fare quello che volevano fare

che q