MADRE MATERNO (un estratto)

Aggiornato il: ott 13

A mia madre:

origine del tempo.


X


Mi chiedo, Madre, cosa io abbia mai fatto

per darti amore, per farti sentire il mio amore

se non semplicemente esistendo

se non specchiando in me il tuo amore

se non accogliendo in me il tuo amore.


Mi chiedo, Madre, se il mio amore per te

sia stato almeno la metà del tuo per me

e se io almeno un poco di quello mio

sia riuscito a fartelo sentire

se sia stato il mio amore capace di farsi capire.


Mi chiedo, Madre, cosa io abbia mai fatto

per meritare il tuo amore

se non semplicemente esistendo

se non come generato figlio

se non come obbligato amaro amato destino

di figlio della madre che ama il suo bambino.


XIV


Abbiamo visto, Madre, il tuo fatale trasformarti

tutti noi intorno lo abbiamo e nulla

potuto o voluto per fermare

questo perderti nel tuo mutare.


Ti abbiamo vista, Madre, diventare altro

cominciare in un modo e cambiare

il tuo sei in un modo mai scelto e mai felice

ma in frutto di quel che ti era comandato.


Abbiamo assistito impotenti a questa forzatura, Madre

e nulla abbiamo tentato, nulla detto

per chiederti o pregarti di restare

quello che eri e che sempre avresti dovuto.


Abbiamo visto senza partecipare, Madre

con l’impotenza di chi vede senza nulla fare:

ma se potessi ora, se solo potessi, ritornare

a quei soci silenzi, a quella violenza

slargherei in due il centro del mio petto

per prendermi lo schifo che ti ha mutata

per custodire il chi eri in quel che sei diventata.


XIX


Nulla di nuovo al Mondo, Madre

l’amore che ho mio per te

così cannibale e figlio

del Mondo da quando il Mondo

è femmina di ventri che figliano

la madre che da altre madri è nata

come femmina a sua volta figliata.


Nulla di nuovo, Madre, alla Natura

l’amore che hai tuo per me

così puro e figlio

della Natura da quando la Natura

abita il Mondo da cui è abitata

ed è femmina come è femmina la vita

che germina la vita da cui è germinata.


XXVII


Cosa di me non è te, Madre

se io amo nel modo tuo di amare

se io sento nel modo tuo di dare

se io solo da te ho ricevuto amore

e solo a te non ne ho dato?

Cosa sono, nel mio essere me

cosa sono nel tuo avermi amato

cosa sento di dare nel sentire

l’amore che devo dare

anche quando non mi è dato?


XXX


Io vorrei, Madre, scivolare indietro nel tempo

e abbracciarti ogni quando hai pianto

perché non capivi come mai dando tutto

indietro ti tornava una sofferenza

che ti faceva sempre più innamorare.


Ma io vorrei anche tornare

Madre, al preciso momento

in cui per questo ti ho adorata e sposata

in cui il mio futuro si è incardinato

verso questo squilibrio, per odiarti

fino al budello del cuore e disimpararti.


Quanto amore c’è, Madre, nel mio disprezzarti

quanto amore c’è nel mio adorarti

nel mio essere ciò che amo

nel mio odiare ciò che c’è nel mio assomigliarti.


XXXIII


Vederti, Madre, come i miei occhi ti han vista

è stato avere una contrazione di luce

al muscolo di buio annodato alla gola

che dal primo giorno fino all'ultimo

non ha potuto l'unica vera parola

che ti e mi avrei dovuto dire

e che ora, Madre, scrivo: salvezza.

Eccola, Madre, in poco fiato, nella sua

insensata ed inutile bellezza.


XXXIV


Non è molto l'amore che abita il Mondo

e ad ogni disavanzo sempre corrisponde

una ricchezza di strazio prestata al supplizio

che inizia nel cuore di chi non comprende

come la gloria non sia d'albergo

in chi l'amore finisce per essere un eccesso.


Non è molto l'amore, Madre, che c'è al Mondo:

il tuo è troppo e questo modo che hai di averlo

mi hai insegnato

e alla solitudine di chi eccede

mi hai condannato.



*******


Iniziato l’11 giugno 2018

Finito il 2 febbraio 2020


MADRE MATERNO

ERA SOLO UN RAGAZZO

i due lati della stessa cicatrice.


Se questo poema è un file digitale

lo devo anche a Claudia D’Oriano.






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