PIETRA MADRE (un estratto)

Aggiornamento: 20 set 2021


(per un'idea di Murgia in poema)


V


C’è come un sangue che abita le pietre

messo a vena dai torrenziali

germogliati in caos dai cieli.

Se ci si poggia l’ascolto si sente

qualcosa di fiume scorrere nella pietra

ed è di certo il suo sangue di gambe minerali

che a fatica nuota camera con vista sul Mondo

a tentarsi una foce verso l’inguine del giorno.




VII


Il canto delle cicale è un canto di pietra

non un canto di gola, neppure d’aria

come quello dei passeri, quello delle fronde

ma un canto di sole bruno e di pietra

un canto di tronco secco come la pietra

un canto d’arso e stoppie come la pietra.

Le cicale sono il punto d’incontro

l’anello mancante

fra l’insetto e la pietra.




XV


Con la pietra l’uomo ci sogna le geometrie

e la Masseria in Murgia ne è la prova

ma la pietra in sé

non ne possiede una di geometria che sia una

è l’uomo che, mettendole a forma

le sogna a bisogno e le addomestica in disegno.

Ma la pietra non ha geometrie né forma

la pietra è l’unità di base del Mondo:

prima della pietra nulla di concreto

forse l’immagine o l’idea di un gas:

la pietra è la prima cosa al Mondo

che l’Universo ha potuto toccare

la pietra è madre, la pietra è tempio

e come madre, come inizio

dà a suo figlio, dà all’uomo

tutto il latte del suo seno

concede all’uomo di crescere

sognando di credere alle sue geometrie.




XVI


Non è la pietra una cosa di cui si possa dire colore

la pietra non ha colore, la pietra ha del colore

il suo mistero, non la sua fragilità.

Perché un colore è fragile, è un pelo di luce sulle cose

una parola che puoi dire e dare alle cose

e che muta a seconda di quando, a seconda di dove

e che sta in una bocca e non sta in un’altra bocca.

Un colore è fragile, è un’aria di luce intorno alle cose

ma una pietra non ha parole di bocca per il suo mistero

il mistero che ha nel non avere un colore

il mistero del suo colore che non ha bocca

che possa darle un colore

perché la pietra non ha colore

la pietra ha del colore il suo mistero indicibile

il mistero del suo colore indicibile.

Il mistero del colore della pietra non è tanto

nel non avere parole per dirlo

ma è piuttosto l’impossibilità che ha nell’avere

un pelo di luce fragile su di sé.

La pietra è in sé, non è su di sé

ed il suo mistero di colore è

che il suo colore non si trova intorno, ma dentro.

Ma dentro la pietra c’è solo pietra

e non ci puoi togliere da dentro nessuna parola

per poi mettertela in bocca e dirla

dalla pietra non ci puoi cavare una cosa invisibile

come una parola, come un colore.

Nella pietra ci sta solo pietra, pietra e basta.




XIX


Ogni cosa si poggia alla pietra

dalle rondini alle mosche, dalle formiche ai cani

dai peri ai cardi, dalle pecore ai licheni

ogni cosa si poggia alla pietra.

La pietra, invece, non si poggia a nulla

se non a se stessa, la pietra quindi

è la prima parola di una lingua

è l’inizio dei fatti, l’origine del discorso

la pietra è la condizione senza cui nulla sarebbe stato

senza cui nessuno di noi saprebbe cosa è un piede

dal momento che un solo passo gli sarebbe negato.




XXI


La pietra è un corpo vivente che nell’arco di cento anni

è capace di non muovere neppure un fiato

e per questo noi che diamo parola ad ogni cosa del Mondo

non sappiamo definirla vivente, la crediamo morta

la diciamo inerte, la narriamo inanimata.

Ma sbagliando ci sbagliamo due volte

perché la pietra non solo è viva, ma eterna

e i suoi tempi non sono i giorni delle farfalle

i mesi dei topi, gli anni degli uomini

i secoli degli elefanti, i millenni degli ulivi

i milioni delle ere con cui amiamo ricordare il Mondo

la pietra vive i suoi miliardi di anni

e c’è dall’inizio e ci sarà alla fine

e sarà madre poi figlia poi madre e di nuovo figlia

perché per la pietra l’avvento dell’uomo è un battito di ciglia.




XXIII


Camminare la Murgia è camminare una tentazione

di pance magre arse al sole

camminare la Murgia è rimparare a camminare.

Non c’è passo che possa elasticizzarsi

come e quanto un passo possa

tenuto fra le gambe come un pendolo nel suo arco

non c’è passo che riconosca la pietra sotto al piede

non c’è piede che possa un passo come meglio crede.

Perché camminare la Murgia è inciampare in una tentazione

di pance femmina arse al sole

camminare la Murgia è inciampare il camminare

camminare la Murgia è tentare l’impossibile

che si deve rimparare.


XXVIII


La pietra è utero, la pietra è femmina:

senza la pietra la vita sarebbe un vento

che passa nel vento

scivola nel vento

ruota nel vento

e soffia nel vento.

Senza la pietra la vita che conosciamo non avrebbe avuto

corpo di corpi con cui manifestarsi

perché se è vero che l’universo galleggia i suoi astri

la pietra è la prima causa per cui la vita ha forma

sostegno, come e sapere di dove stare

e stando con la pietra, agendo e partendo dalla pietra

cominciare il viaggio vivente pensando a dove andare.




XXIX


Tutto poggia in pietra

questo insegna la Murgia

nuda com’è come la pietra

nuda di pietra com’è.



XXXI


Non c’è ombre in Murgia

che si lascino guardare.

Avere ombra in Murgia

significa entrare la pietra

dove la pietra è femmina

e ha deciso di amare.




XXXIII


Il Sole è una lama che vola dentro il cielo

sfavillando cordiere di raggi affilati

e contro il cielo una rondinata di immersioni

senza alcun attrito, solo uno scivolamento

di lame di luce che scolano sulla pomice impalpabile

del cielo trafitto di scucimenti e fenditure.

Il Sole non dà ombre in cielo.

Il Sole è un pesce che vola l’acqua

accecando la sua rete di raggi squamati

e contro il mare una nuotata di fascioni

con piccolo attrito, una saponata d’oli

che cade come un sasso negli abissi d’oceano

facendo del pelo d’acqua una pelle di lanterna.

Il Sole non lascia ombre in acqua.

Il Sole è una ghiaiolata che fora il legno

lentamente come una goccia nel cervello del metallo

rimbalza, devia, si massacra

ma poi scapolina dagli alberi, li scavalca

e pur fermandosi nel tronco, nelle foglie

si ferma quasi del tutto, mai del tutto.

Il Sole fa ombre in bosco

ma ombre di riso

paglierine, leggere, chiare.

Il Sole è un sasso che s’arriccia sulla pietra

che non vola, non attraversa, non filtra

duramente muove il suo osso contro l’osso della pietra

si arresta, si spetrolia, si indurisce

sul manto di pietra d’osso che è la pietra

e non scollina, non aggira, si ferma

e lentamente si lascia assorbire mutandosi in calore.

Il Sole lo assorbe la pietra e non dà ombre alla pietra.

Sull’altro versante della pietra è direttamente notte.




XXXVIII


La Murgia è la Storia di come inizia il Mondo

di come la pietra cominciando cominci il Mondo

e di come il Mondo partorendosi neonasca dalla pietra.

La Murgia è il libro di questa infanzia del Mondo

ed è scritto in pietre di pietra su pietra

nella sola lingua che il Mondo snuda:

essere Mondo nudo di pietra in lingua nuda

essere alba nuda del Mondo nel nudo mattino.

La Murgia è la fotografia

di come quando il Mondo era bambino.



XLII


Ha bisogno di pietra l’acqua

per sapersi dove scivolare

quando s’affaccia alla valle

come un serpente che esce dalla tana.

Ha bisogno di pietra il pesce

per sapersi dove scivolare

quando s’addormenta nel mare

come una pigna appesa a un ramo.

Ha bisogno di pietra l’alga

per sapersi dove scivolare

quando danza nel mare

come una fronda urtata dalla buriana.

Ha bisogno di pietra la terra

per sapersi dove scivolare

quando si sdraia alle piane

come un’onda di grilli nel grano.

Ha bisogno di pietra il bosco

per sapersi in terra come scivolare

quando sogna le sue radici

come un sasso a reggere la porta.

Non ha bisogno di nulla la pietra

per sapersi come cosa di Mondo

perché senza di lei null’altra cosa al Mondo

avrebbe bisogno di qualcosa per sapersi al Mondo.




XLV

Ogni cosa di cui il Mondo è fatto

da prima che il Mondo partorisse le mani agli uomini

rimbalzando da sé le onde dei suoni

ne assorbe una parte tenendole a grembo.

La pietra non assorbe nulla

restituisce tutto il suono

al suono che l’ha suonato:

lo stesso fa con i sogni:

chi ci dorme sopra, con la testa poggiata

sogna il sogno più intero che abbia mai sognato.

Perché la pietra nasce quando ancora il sogno

non aveva la bocca per essere suonato

quando non aveva ancora gli occhi per essere sognato.




*****


Pietra Madre è il frutto di dieci giorni di residenza artistica alla Masseria Jesce a cavallo fra luglio ed agosto del 2018. La Masseria Jesce è nel cuore della Murgia, nell’altamurano; è tutta di pietra e ha una corona di tegole per suonare un concerto di piogge in raccolta delle acque. A due passi dalla Masseria scorrono le pietre del fiume Appia, regina viarum, mentre dal ventre della pietra circondante luccica il rosso e blu di affreschi di scuola bizantina del Trecento, si annidano neviere, pascolano pecore e vacche che mangiano, insieme agli avanzi del grano, i cardi, si spalancano all’aria necropoli e villaggi neolitici, ozia una stazione di posta romana, prende fiato il timo selvatico, la ferula e qualche raro perazzo.


Se questo poema esiste lo devo a Donato Laborante, custode orante della Murgia, ad Emanuele Poki, compagno di residenza, ad Antonio Lomurno, compagno d’erranza, e a Giuliano Maroccini (poeta) e Luigi Piccarreta (economista) che con il loro delirio d’amore “Sudestasi” hanno innescato il tutto. Se questo poema è un file digitale lo devo a Claudia D’Oriano, più delle dita orecchio e parola. Grazie.




87 visualizzazioni0 commenti